Investimenti diretti esteri in Vietnam: tendenze ed opportunità per il 2016

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Il rapido ritmo con cui il Vietnam si sta integrando nel commercio globale produce opportunità senza precedenti che si traducono in un incremento degli investimenti esteri. Nonostante si discuta sempre più frequentemente degli investimenti diretti esteri (Foreign Direct Investment, FDI) vietnamiti, la disponibilità di dati affidabili rimane scarsa.

Il seguente articolo descrive quanto emerge da alcuni dei primi dati sugli FDI diffusi dal Ministero della Pianificazione e degli Investimenti vietnamita. Pur riguardando solo gennaio 2016, questi dati non solo forniscono informazioni su fonti, destinazioni, settori e tipologia di investimenti diretti esteri, ma soprattutto offrono un’idea dei trend e delle opportunità a seguito della firma della Trans-Pacific Partnership (TPP), dell’implementazione della Comunità Economica dell’ASEAN, e della firma del trattato di libero scambio tra Vietnam e Unione europea.

FDI in Vietnam: le previsioni per il 2016

I primi dati degli FDI di gennaio 2016 mostrano una forte crescita su base annua rispetto al 2015. I nuovi progetti sono 127, in crescita del 186 per cento rispetto all’anno precedente. Gli FDI totali di questo periodo superano gli USD 1,3 miliardi. Le variazioni rispetto al 2015 suggeriscono una crescente importanza del Vietnam come destinazione per i capitali stranieri.

Origine degli investimenti

L’ascesa della regione ASEAN

Per quanto riguarda l’origine degli investimenti diretti esteri, un dato rilevante che si ricava dalle statistiche più recenti risiede nei flussi di capitale provenienti all’interno dell’ASEAN. Gli investitori-chiave all’interno della AEC (ASEAN Economic Community) sono la Malesia e Singapore – che rappresentano rispettivamente il 18 e il 22 per cento degli FDI in Vietnam.

Le società con sede in questi due Paesi possono infatti sfruttare la combinazione dei bassi costi di produzione e delle ridotte barriere commerciali del Vietnam (membro sia della TPP sia dell’ASEAN) con il favorevole regime normativo e fiscale dei rispettivi Paesi.

Stando a quando si rileva dai primi dati del 2016, l’interesse per gli investimenti da Singapore e dalla Malesia sembra quasi mettere in ombra quelli degli investitori tradizionali asiatici come Cina, Hong Kong e Corea del Sud. Hong Kong – il tradizionale hub per le holding – sembra esser passato in secondo piano rispetto a Singapore, che sta assumendo sempre più il ruolo di centro per gli investimenti nella regione ASEAN.

Nuove opportunità: UE e India

Pur costituendo una piccola porzione degli FDI in Vietnam, negli ultimi anni India e Unione Europea stanno diventando investitori sempre più importanti. Le imprese indiane hanno incrementato in modo esponenziale gli investimenti nel corso dei tre anni precedenti, raggiungendo una quota del 4 per cento degli FDI nel gennaio 2016 – oltre il 400 per cento rispetto alla media degli ultimi anni. Grazie a questi investimenti è stata incrementata la cooperazione nell’ambito della difesa così come la produzione nel settore tessile e farmaceutico.

L’Unione Europea, con la recente conclusione dell’accordo di libero scambio (Free Trade Agreement, FTA) con il Vietnam, potrà trarre maggiori benefici. L’entrata in vigore del FTA UE-Vietnam, prevista per il 2018, verosimilmente innescherà un incremento del flusso di investimenti in entrata, provenienti soprattutto da grandi economie come la Germania, ma anche da Stati minori dell’Europa meridionale quali Italia e Spagna.

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Destinazioni degli investimenti

Città principali

Ad Hanoi e Ho Chi Minh City si concentrano gran parte degli investimenti. Si tratta di un dato perfettamente in linea con il trend storico. Con l’avanzare del tempo e con l’aumento degli investimenti, le aree di Hanoi e di Ho Chi Minh City sono state al centro di grandi piani infrastrutturali per consentire l’ingresso di ulteriori investitori.

Zone Industriali

Se Hanoi e Ho Chi Minh City offrono vantaggi infrastrutturali, un’altra valida opzione per gli investitori risiede nelle Zone Industriali. Queste ultime si trovano generalmente in prossimità di porti o aeroporti e prevedono particolari incentivi fiscali e procedure di registrazione semplificate. Ciò può aiutare a spiegare perché città di secondo livello del Vietnam rappresentino alcune delle principali destinazioni degli FDI, diversamente dalla Cina dove le città primarie (first tier cities) rappresentano ancora i principali poli per gli FDI.

Se suddivise per area geografica, si nota come le Zone Industriali nella regione settentrionale e quella meridionale attraggano una quantità considerevolmente superiore di investimenti rispetto alla regione centrale. Altre località, ancora sottoutilizzate o prive di infrastrutture, presto potrebbero offrire nuove opportunità per gli investitori dal momento che il governo vietnamita sta implemento diversi programmi di sviluppo.

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Gli investimenti nel dettaglio

Gli investimenti per settore

Il settore manifatturiero rimane quello principale se per gli investimenti in Vietnam, rappresentando quasi il 68 per cento degli FDI di gennaio 2016. Questi dati confermano la competitività del Vietnam come hub manifatturiero, caratterizzato da costi del lavoro particolarmente bassi e da barriere commerciali ridotte a seguito dei recenti accordi di libero scambio.

Interessante è il dato sul settore dell’arte e dell’intrattenimento – che si è ritagliato il 15 percento degli FDI nel primo mese del 2016. Si tratta di un indicatore significativo della crescita della classe media vietnamita, che potrebbe arrivare a contare 30 milioni di persone entro il 2020. Il crescente accesso a settori come il gioco d’azzardo e l’allentamento delle restrizioni sulle pay-tv potrebbero modificare fortemente il settore dell’intrattenimento e renderlo particolarmente remunerativo per gli investimenti esteri negli anni a venire.

Se alcuni settori sono attualmente in ritardo negli investimenti – come quello finanziario, immobiliare e dell’ICT (Information and Communication Technology), la causa non risiede sempre e solo nella mancanza di competitività. Alcuni settori, come l’ICT, mostrano una crescente dinamicità testimoniata dall’ingresso di nuovi operatori: un esempio è costituito dall’e-commerce. In questi casi, i flussi di capitale in ingresso potrebbero avvenire gradualmente nel corso dello sviluppo di un progetto.

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Gli investimenti per tipologia

Da quanto risulta dai dati più recenti, la gran parte degli investitori ha scelto di investire in Vietnam attraverso la costituzione di società a capitale interamente straniero – pari all’80 per cento di tutti i progetti di investimento e pari a poco meno del 75 per cento di tutto il capitale investito. Sebbene esistano altre possibilità di investimento, come la costituzione di joint venture o la firma di contratti di cooperazione tra le imprese (business cooperation contracts), queste ultime risultano meno popolari perché implicano una maggiore cooperazione con controparti vietnamite.

Infine, vale la pena evidenziare che gli uffici di rappresentanza, pur consentendo la raccolta di informazioni preziose sul mercato vietnamita, non figurano in maniera considerevole nei dati sugli FDI: ciò è spiegato facilmente dal fatto che, non potendo generare profitti, gli uffici di rappresentanza non registrano grandi somme di capitali in Vietnam.


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